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[Serio][Lungo]Il rapporto col mio corpo e come ne sono uscita vincitrice.

Dati i recenti sviluppi e le ultime sedute fatte con la mia terapeuta, ho voluto fare un riassunto scritto del percorso interiore che ho affrontato per ottenere l'accettazione del mio corpo. Ho dovuto lottare col mio peso, ho dovuto lottare con mia madre, ho dovuto lottare con me stessa.
Questo "riassunto" era inteso per me, inizialmente, dietro consiglio della mia psicologa. Ma mi ha anche detto che se me la fossi sentita avrei anche potuto condividerlo con altri. Secondo me è su reddit e mi legge, in tal caso ciao dottoressa!
Non fatevi prendere dalla negatività dell'inizio della storia. Sono una persona molto diversa ora, sono una persona felice di se stessa e che ha superato gran parte dei problemi. Non voglio raccontarvi dei miei problemi, ma di come li ho superati!
Disclaimer: è un testo lungo, molto lungo, quindi prendetevi tempo o lasciate perdere. Si parla anche di tette. Ecco, così ho convinto tutti a restare.

Background

Nella mia famiglia la nudità è vista molto molto male. In realtà, in casa è solo mia madre ad avere questa visione, ma l'ha imposta a tutti. In casa non si può camminare in intimo nemmeno se ci sono 40°C. Non si può uscire in accappatoio o in intimo dal bagno per andarsi a vestire in camera. Mio padre e mio fratello non possono girare a petto nudo. La nudità non era neanche permessa per cambiarsi nello spogliatoio della palestra al liceo quando c'era educazione fisica. Mia madre mi faceva andare a scuola in tuta e rimanere con quella fino al rientro a casa per non dovermi cambiare con le altre ragazze. Dio solo sa quanto dovevo puzzare in quei frangenti. (Questa regola è stata rilassata per mio fratello minore, lui è uomo, no?)
Per aggiunguere, appena ho avuto un accenno di seno mia madre mi ha sempre detto che il reggiseno reggipetto è obbligatorio sempre. Anche col pigiama, anche a letto. E per me era semplicemente la normalità, ero convinta fosse così per tutti e basta.
Al mare dovevo andarci con un bikini super coprente, ed è stata una dura lotta non farsi imporre il costume intero.
Mia madre è sempre stata una maniaca del controllo. Controllava il mio libretto delle assenza, chiedeva sempre cosa facessi, con chi fossi e dove andassi (anche se uscivo molto molto molto poco). Coprifuoco stringentissimi. Controllava anche cosa guardassi in TV.
No, non vengo dagli anni '50. Facevo le medie quando giocavo a Pokèmon Rosso sul Game Boy, per dare una prospettiva.

I primi problemi col peso e col cibo

In Campania si mangia bene e il mio corpo era in genere molto coperto e mangiare mi dava soddisfazione. A chi importava di ingrassare? Ho iniziato a mangiare tanto, davvero tanto. Ho smesso di andare in spiaggia quando facevo il primo anno del liceo. Sono arrivata all'inizio del terzo anno di liceo che pesavo 100kg per 1.65m. Fare attività fisica era faticoso. Camminare era faticoso. Mi affannavo in fretta.
Mia madre non mi ha mai detto nulla sul peso, ha continuato a cucinare. Mio padre era di un'altra idea, e mi ha portato a un certo punto da un dietologo.
A quel punto ero a dieta, ed era un po' un obbligo: non cucinavo io, le porzioni erano quelle, non c'era altro cibo in casa, non avevo una paghetta e quindi non avevo soldi per mangiare fuori. O dimagrivo, o dimagrivo. Il dietologo era in gamba. Iniziavo a vedere il peso scendere, mio padre mi portava con lui ad allenarmi il fine settimana. Miglioravo ed ero contenta.
Ho perso 25kg in meno di un anno. Ero arrivata a maggio a 75kg. Potevo tornare in spiaggia. Mia madre mi comprò un costume molto castigato, che nascondesse bene la forma del mio seno, ma non mi importava. Potevo di nuovo andare al mare!

I problemi col mio corpo (a prescindere dal peso)

Non ci sono andata a lungo in realtà, solo due volte. Avevo (ho tutt'ora, ovviamente) delle smagliature grandi ed evidenti. Non mi andava di mostrarle.
Il mio peso ha oscillato tra i 70 e i 75kg finché ero a scuola, tutto sommato un peso accettabile per una persona che prima era obesa. Non il massimo, ma accettabile. Non ero tuttavia a mio agio col mio corpo. Non solo le smagliature, ma il mio seno era (secondo me) deforme. Finché era contenuto nel reggiseno, andava bene. Ma appena lo toglievo, anche solo per fare la doccia, mi rendevo conto di quanto fosse diverso.
In quel periodo avevo visto i miei primi porno. Mi ero sentita molto in colpa, ero corsa a confessarmi il giorno dopo (piccola me stessa cattolica). Ma aveva confermato gli stereotipi presi anche dalla TV: il seno perfetto e tondo, tonico, alto.
A questo punto, ero fondamentalmente depressa. Avevo riottenuto un peso normale, ma avevo anche ottenuto delle inguardabili smagliature, il mio seno era deforme, a scuola non venivo considerata dai ragazzi, non avevo nemmeno amiche. Le mie giornate passavano sui libri, davanti alla TV e con i videogiochi. Ma non con altre persone.
Non credo fosse una depressione gravissima, non avevo pensieri suicidi per esempio. Ma ero triste.

L'inizio del miglioramento.

In casa arrivò internet. Arrivò l'ADSL. Era la fine del mio quarto anno di liceo.
Iniziai ovviamente ad avere ICQ, usare IRC (mi pare ci fosse già anche MSN). Iniziai a conoscere gente. Contro la volontà di mia madre, ovviamente, che aveva il terrore dei pedofili (ohibò, avevo già 16 anni) e del porno. Ma lei lavorava, e quando non c'era il PC era a mia disposizione.
Mi scoprii una persona diversa da quella che credevo. Scoprii di essere loquace. Iniziai a scoprire che mi interessava la politica, per esempio, argomento "da uomini" in famiglia.
Iniziai anche a giocare online. Conobbi una ragazza nel gruppo di italiani con cui giocavo che non solo era della mia città, ma andava nella mia stessa scuola e aveva la mia stessa età. Praticamente, andava nella classe accanto alla mia. Avevo, per la prima volta dalle scuole medie, un'amica in carne e ossa. Iniziammo a frequentarci di persona in fretta, iniziammo a uscire. Avevo ovviamente fame di vita sociale, non l'avevo mai vissuta davvero.
Avevo un coprifuoco stringente, ma il pomeriggio ero libera. Avevo un'amica con cui condividere la passione per i videogiochi, con cui parlare di cose.
Quindi, a giugno, col caldo, la domanda fatidica.
Andiamo al mare assieme? I miei mi lasciano la macchina.
Volevo e non volevo. Mia madre acconsentì, sotto mio enorme stupore. Voleva solo sapere con chi fossi e che non fossi sola in mezzo a dei ragazzi. Eravamo solo io e lei, andava bene.
In spiaggia, mi resi conto che il mio costume era...inadeguato. Era un costume enorme, copriva tutto. Non saprei come descriverlo, non saprei dire dove l'avesse trovato mia madre all'epoca. Ma, nella mia testa, il costume era sempre stato adeguato a me, al mio corpo orribile. E quindi ero io a non essere adatta alla spiaggia.
Mi resi conto di sbagliarmi. La mia amica aveva un corpo migliore del mio, ma non perfetto. In spiaggia c'era gente con corpi molto peggiori del mio che non aveva alcun problema a indossare un costume normale. Perché io invece dovevo indossare uno scafandro?
Scoppiai a piangere. In spiaggia. So che sembra ridicolo, ma avevo accumulato tensione per giorni al solo pensiero di essere in spiaggia. Io e la mia amica dovettimo tornare in auto, lasciare la spiaggia, cercare un luogo isolato e parlare a lungo. Fu la mia prima volta che esposi a qualcuno le mie insicurezze. Fu la prima volta che qualcuno mi tranquillizzò a riguardo.
La disperazione si trasformò in fretta in un sentimento di ribellione verso le imposizioni che iniziai a scoprire essere esagerate. Iniziai a pensare che per qualche motivo mia madre volesse devalorizzarmi.
Tornammo in spiaggia qualche giorno dopo, la mia amica si propose di prestarmi un suo costume. Uno carino, uno normale. Mi stava bene, andammo al mare, mi godetti la giornata per la prima volta. Iniziai finalmente a pensare che il mio corpo forse non faceva schifo come credevo.

Il cambiamento in famiglia

Non potevo farmi vedere troppo ribelle o cambiata da mia madre. Quando percepiva dei cambiamenti, voleva sapere da dove avevano avuto origine e, se possibile, invertirli. Tipiche manie del controllo, insomma.
Passai la quinta liceo lottando con mia madre gradualmente. Lottai con lei per il coprifuoco, ero maggiorenne e volevo poter tornare a casa tardi. Mio padre mi aiutò, riuscii a ottenere il rientro dopo mezzanotte.
Dall'altra partre, mia zia mi sostenne per quanto riguardava l'abbigliamento. Mi comprò degli indumenti con cui potevo uscire decentemente la sera. Mia madre non approvò subito, ma si rassegnò dietro insistenza di mia zia e mio padre.
Solo per queste due cose ci è voluto un anno intero, ma erano dei risultati.

Via di casa

Fast forward di un anno. Mi diplomai con ottimi voti, mio padre fu categorico nel mandarmi fuori sede in università. Voleva un'università migliore, voleva che andassi via di casa a fare le mie esperienze e a crescere. Litigò molto con mia madre all'epoca, ma ebbe la meglio.
Scusate il cambio di tempo verbale, me ne sono accorta dopo e non ho voglia di cambiare tutti i verbi
Qui, iniziano i cambiamenti più rapidi.
Inizio la vita da sola in università. Faccio amicizie, conosco tanta gente, inizio a uscire senza coprifuoco. Posso finalmente uscire con i ragazzi senza dare spiegazioni. Posso vestirmi come voglio, inizio a indossare abiti più scollati e gonne corte. Una tipica ragazza emancipata degli anni '70 insomma!
Inizialmente, riprendo peso, iniziando a cucinare da sola. Ritorno a pesare 85kg, nonostante provassi con tutte le forze a rimanere a dieta. Avevo ripreso a non piacermi di nuovo, ma ora avevo una vita sociale, volevo piacermi e piacere.
Per disperazione, iniziai a vomitare. Ragazzi, non fatelo. Perderete peso, ma a un prezzo troppo alto. Non ne vale la pena. Volevo mangiare, il cibo mi piaceva più di quanto pensassi. Volevo sfondarmi di pizza e di dolci. E lo facevo, e poi vomitavo. E perdevo peso, era fantastico!
Non lo era. Vomitare fa male al corpo. E crea dipendenza. Avevo bisogno di vomitare anche se mangiavo un'insalata. E avevo bisogno di vomitare ogniqualvolta avevo ansia. Quando si avvicinava un esame, mangiavo e poi vomitavo. E l'esame finivo per non darlo lo stesso. L'idea di spogliarmi per far sesso mi faceva venire le palpitazioni, non volevo. E indovinate cosa facevo quando avevo questi pensieri ansiosi? Mangiavo. Il cibo calmava la mia ansia, ma creava quella di ingrassare. E il vomito calmava questa ansia.
Ancora, ragazzi, non vomitate. Se pensate che possa servire, avete un problema, cercate uno specialista. Ma cercatelo anche se il cibo diventa uno strumento per ottenere la felicità.
Le mie coinquiline se ne accorgono, ovviamente, e mi convincono alla fine ad andare dal medico. Il medico mi consiglia subito una dietologa e una psicologa con l'ordine di chiamarle subito. Ne parlai con mio padre, con enorme difficoltà. Omisi tanti particolari, ma fu comprensivo. Gli bastò sapere "il medico ha detto di fare X" e non mi fece troppe domande sul perché. Mi diede il consenso economico, visto che servivano un po' di soldi.
Prendo appuntamento con entrambe.

L'inizio del percorso migliorativo

Grazie alle dietologa e soprattutto alla psicologa (non la prima consigliatami, ne ho dovute cambiare un paio per trovarmi bene), in un anno riesco a riprendere a mangiare in modo sano e a smettere di vomitare. Sì, un anno. Sono cambiamenti molto lenti, il cervello è duro da cambiare. Il mio peso si riassesta intorno ai 75kg, lotto con la mia voglia di mangiare, oscillo col peso, ma mi mantengo.
Dio, quanto mi piace mangiare.
Soprattutto, inizio ad andare in palestra. Non che mi piacesse, non mi piace l'attività fisica. Ma dovevo farlo, per me stessa!
Inizialmente, andavo in palestra in tuta, come quando facevo educazione fisica a scuola. Inizia a essere scomodo, perché arriva l'inverno e non posso uscire sudata dalla palestra. Ne parlo casualmente con la dietologa, che giustamente mi chiede perché non mi lavassi in palestra.
Giusto. Perché?
Ne parlo con la psicologa, iniziamo un percorso riguardante la mia nudità. Cerco lentamente di venire a patti col mondo, inizio a capire che la nudità non è malvagia. Ma l'influenza di mia madre è durata anni ed è iniziata mentre ero in fasce, non era affatto semplice.
Inizio ad andare in palestra in giorni e orari in cui è vuota, così da non incontrare nessuno negli spogliatoi. Finché, ovviamente, non accade di trovare una signora assieme a me nello spogliatoio. È stato terribile, avrebbe dovuto vedere il mio corpo nudo. Ma io potevo vedere il suo. Era una donna normale, aveva qualche kg in più anche lei, aveva le smagliature. I suoi seni non erano perfetti come nei porno che avevo visto (e che mi sono rimasti impressi a lungo, come potete notare). Mi faccio coraggio, e mi spoglio anche io. Non sono morta di vergogna. Non mi ha fissato inorridita. Anzi, abbiamo iniziato a chiaccherare, era una signora simpatica.
Pian piano mi abituo a vedere corpi altrui e mi abituo alla mia nudità dinanzi ad altri. Mi abituo a parlare con altre persone mentre siamo nude. La cosa inizia a diventare normale.
La mia psicolaga fu di enorme supporto a riguardo. Ne parlammo spesso e a lungo. Mi consigliò di cercare su internet foto (anche pornografiche) di persone simili a me, per capire come il mondo fosse pieno di persone come me, che quello che avevo visto in adolescenza non era la normalità.
Voi non potete capire quanto ero convinta di avere un seno brutto e deforme, quando invece è perfettamente normale. Non avevo mai visto dal vivo altre tette oltre le mie...avrei voluto saperlo prima. Avrei voluto sapere prima di essere normale.
Iniziai a scoprire per davvero il porno e la mia sessualità. A più di 20 anni, esatto. Non mi ero mai nemmeno masturbata prima. Era peccato. Era da donna poco di buono.
Con l'università e allontandomi da casa, divento presto atea. A mia madre non l'ho detto, per lei tornavo a casa presto, andavo a letto presto. Inizio a mentirle, a mentirle spesso. Su cosa facevo, sull'università e sugli esami (che non avevo dato per molto tempo a causa delle mi ansie). Le dicevo anche che andavo a messa la domenica.
Non mi è mai dispiaciuto mentirle. Lei era tranquilla, e io non dovevo aggiungere lei ai miei problemi.

Le cose vanno meglio

La palestra da risultati, ottengo un equilibrio col cibo (grazie psicologa, grazie mille). Accetto il mio peso, accetto il mio corpo. Sono ancora un po' in sovrappeso, ma non m'importa, mi piaccio. I miei miglioramenti sul peso rallentano, si invertono per un po'. Ma ne parlo nuovamente con dietologa e psicologa e mi rirpendo di nuovo. In palestra faccio di più, così posso mangiare di più. Lentamente, il mio peso riprende a scendere. Riesco a rientrare tra i 65 e i 70kg. Sono soddisfatta.
Mi faccio un bellissimo tatuaggio sotto il seno! E qui, nuova rivoluzione: non potevo indossare il reggiseno per qualche settimana, a causa del tatuaggio.
Come diamine ho fatto a dormire col reggiseno per tutti quegli anni? Come ho fatto a non sapere quanto fosse bello non doverlo indossare? Perché mia madre me l'ha sempre imposto?
In questi anni, tutto va meglio: vado in spiaggia più spesso, compro dei costumi più belli, più piccoli. Esporre il mio corpo non è più terribile come prima.
In tutto questo, ci tengo a precisare, la mia psicologa è stata fondamentale. Senza di lei, senza il percorso fatto con lei, non sarebbe andato tutto così bene. Non sarei migliorata, ne sono certa.
Finalmente inizio ad avere relazioni sentimentali. Faccio sesso. Mi faccio vedere nuda anche per piacere ai miei partner. Piaccio loro. E questo mi ha dato un incentivo incredibile. Avevo scoperto di poter piacere anche ad altri.
Finisco l'università, trovo un lavoro, una casa da sola. La mia vita non è più nemmeno l'ombra di quello che era sotto il tetto di mia madre.

Oggi

Ora faccio cose da persone normali ma che un tempo sarebbero state impensabili (e che oggi lo sono ancora per mia madre).
Nel mio cassetto ho intimo di tutti i tipi, indossare un perizoma una mutanda osè è perfettamente normale. Ho vestiti casual, vestiti carini, vestiti provocanti. Il mio corpo non è più un problema. Il mio peso nemmeno: a volte torno a essere un po' sovrappeso, so che è un problema che torna ciclicamente, ma quando me ne accorgo torno all'attacco con la dieta.
In casa posso essere nuda se voglio.
Il reggiseno reggipetto non è più indispensabile, gli altri possono anche vedere la forma dei miei seni. Le mie tette sono belle, anche se a qualcuno potrebbero non piacere. A me piacciono, non m'importa se se ne vede la forma attraverso la maglietta.
Ma ti si intravedono i capezzoli quando fa freddo!
Lo so. Anche a quel tizio lì con la maglietta attillata, ma a lui non dici nulla.
Trovo che la società sia terribile nei confronti del corpo femminile. E non sto puntando il dito solo contro gli uomini, ma anche e soprattutto contro le donne stesse. Il corpo femminile è ancora visto come proprietà dell'uomo. Si è belle per piacere agli uomini. Be', io non lo sono per quello. Io sono figa perché mi piace essere figa. E, ovviamente, se sto con una persona mi piace esserlo anche per lei. Ma prima di tutto, lo sono per piacere a me stessa.
E non voglio tirare la solita solfa del "anche grasso è bello". Se siete obese/i, cercate aiuto, il vostro corpo può essere migliore e prima di tutto non è bene per la vostra salute. Ma non è comunque un buon motivo per odiare il proprio aspetto. Potete piacervi lo stesso. Potete essere belle/i lo stesso. Ma potete e dovete piacervi ancora di più. Potete e dovete essere ancora più belle/i.
Parlatene con uno psicologo, vi prego fatelo. Non piacersi è grave, non è giusto, non dovrebbe accadere. C'è una soluzione per il vostro problema, sempre.
Quest'estate, come molti di voi sapranno avendo seguito le mie vicende, sono andata in topless al mare. Sono felice di averlo fatto, nonostante l'esplosione del caso con mia madre. Sono felice di essere riuscita a liberarmi del reggiseno in pubblico. E lo rifarò, potete contarci. Lo rifarò perché mi è piaciuto abbronzarmi uniformemente. Lo rifarò perché mi è piaciuto sentire il sole e il vento sul mio seno. Lo rifarò perché sono convinta che è una questione di emancipazione importante e il seno femminile deve essere normalizzato e desessualizzato, perché magari quella ragazzina lì che è convinta di avere un seno strano vedrà il mio libero e penserà che non c'è nulla di sbagliato nella forma del suo seno. Lo rifarò perché è bello, perché ho un bel tatuaggio e non vedo perché nasconderli.
Lo rifarò perché semplicemente ne ho voglia. Ovviamente non dico che tutte, dall'oggi al domani, dobbiamo andare in spiaggia tette all'aria. Ognuno ha il suo concetto di intimità che è sacrosanto, non fraintendetemi. Ma se io non ho potenzialmente problemi a farlo...perché devo sentirmi un'aliena? Perché devo sentirmi dire che sono un'esibizionista? Perché non lo sono, non mi importa che a te piacciano le mie tette. Cioè, non voglio fare l'ipocrita, sono contenta che ti piacciano, a chiunque piace essere apprezzato; ma sono qui fuori principalmente per me stessa. E quindi, di contro, non m'importa nulla se non ti piacciono.
Se volessi fare l'esibizionista, farei altre cose, non andrei in topless in spiaggia.
Amate il vostro corpo, non nascondentelo, non è brutto.
Non abbiate paura di affrontare i vostri problemi col cibo, col corpo, col peso. Esistono delle figure che sono lì appositamente per aiutarvi. Psicologi, dietologi, anche psichiatri se necessario. E non abbiate timore se non avete trovato quello che fa per voi: cambiate! È un rapporto intimo quello col terapeuta, non tutti fanno per tutti.
Cercate aiuto se ne avete bisogno. Avere bisogno di aiuto non è una debolezza. Ammettere di averne bisogno è sintomo di forza interiore. A nessuno piace ammettere di avere qualcosa che non va.
E per carità di Dio, non vomitate. Sul serio. Non funziona.
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